Quando si parla di sintomi, dolori vari, acciacchi, sembra che si scateni la gara a chi ne ha di più o di più seri.

E’ strano, eppure per alcuni, elencare una lista maggiore o severa è una forma di affermazione, identificazione e puro sfogo.

Vi è mai capitato di confidare un piccolo incidente o un malore e sentirvi rispondere:”Ah guarda non è nulla in confronto a quanto è capitato a me; figurati, io oltre a quello che hai tu (naturalmente più forte e doloroso) ho anche…” ? Dilungandosi poi in dettagli con dovizia di particolari.

Alla fine ti senti quasi sciocco per avere risposto sinceramente alla domanda “Come stai?” e dopo quel colloquio rimani un po’ svuotato, pensieroso, dispiaciuto.

Questo quadro, forse un po’ romanzato per rendere l’idea, mette in luce due aspetti fondamentali che remano contro l’obiettivo di benessere e salute; chimera di tutti.

E’ bene esserne coscienti per impedirne l’attivazione.

Primo aspetto: LA LAMENTELA E’ UNO SPORT NAZIONALE!

Infatti si fa a gara a chi si lamenta di più; infatti tutti i giorni la maggioranza si lascia andare in recriminazioni, sbuffi, elenchi di quello che non va e più ne dice più vince. Non si sa cosa, ma chi si lamenta si “libera” (apparentemente) del peso, caricandolo, però, sugli altri.

Questo scatena un processo a pioggia quindi inizia uno, il secondo, caricato, si sfoga sul terzo che, a sua volta lo farà con il successivo. Nessuno può tenersi uno “zaino” colmo sulle spalle. Si, forse qualcuno lo fa; ferma la catena, ma deve trovare uno sfogo pure lui; altrimenti implode o esplode.

Questo non va bene.

Secondo aspetto: NOI NON SIAMO IL SINTOMO, LA MALATTIA CHE VIVIAMO IN UN DATO MOMENTO.

Quando ci capita di non stare bene canalizziamo l’attenzione e, la mente, (quindi anche il corpo) tende ad identificarsi con la malattia. “Sentiamo” il sintomo, lo analizziamo, lo confrontiamo, gli conferiamo una serie di significati e facciamo proiezioni e previsioni; spesso negative o molto negative.

Diventa il nostro punto di inizio e fine giornata, diventa noi.

DIVENTARE il nostro sintomo ci fa sentire un po’ sventurati, quasi arrabbiati con il nostro corpo perché non sta bene.

Intendiamoci, il dolore è dolore, non lo puoi ignorare perché picchia forte nei centri nervosi (deputati proprio alla rilevazione del dolore) e non lascia in pace.

Esistono patologie gravi e dolorosissime; situazioni che nessuno si augura ma, grazie al cielo, queste, non sono la regola come invece possono esserlo, la regola, altri quadri clinici o subclinici che non compromettono la vita. Ma la serenità, il benessere che ricerchiamo, si.

Tutti noi viviamo momenti in cui non siamo al top anche se non siamo veramente ammalati; capita, non ci sentiamo come vorremmo e abbiamo piccoli-grandi fastidi/dolori fisici (e mentali quindi) che ci abbattono un po’.

La tendenza è contrastare subito quello che non va: esiste sicuramente un farmaco, una pillola, una pomata, un rimedio farmacologico a cui ricorriamo per ristabilire (apparentemente) l’ordine. Per stare bene. Subito.

Lo fa anche il medico, al sintomo corrisponde un farmaco; spesso senza chiedere altro. Spesso anche al telefono.

E’ la medicina meccanicistica; quella che si occupa di togliere i sintomi, il male. Senza indagare perché. Senza ricercare la causa, il gesto, l’abitudine, l’atteggiamento che ha innescato il processo.

Su questo si fonda il ricchissimo business farmaceutico. La ricerca ha fatto magie; esistono rimedi chimico-farmaceutici per tutti i mali. Davvero!.

I farmaci più venduti (non in Italia, nel mondo) sono gli ansiolitici, gli stabilizzatori dell’umore. E poi gli antidolorifici. A seguire i farmaci per le patologie cardiovascolari.

E’ bizzarra la dualità!

Dapprima ci si identifica con una certa malattia infatti molti dicono “SONO” diabetico, “SONO” cardiopatico eccetera. IO SONO è già una precisa dichiarazione di chi sei.

Io HO qualcosa, invece, indica uno stato, magari momentaneo, che non mi appartiene ma che, ora, mi riguarda. Cambia, molto, a livello mentale, energetico e gestionale. Essere vuol dire che SEI.

Ma cosa sei?

Tu puoi essere abile in matematica, essere biondo, essere bravo a cantare o quello che vuoi ma NON SEI IL DIABETE O LA CARDIOPATIA. Chiaro il concetto?.

Si tende poi ad elencare e sottolineare sintomi e le sensazioni corporee per suscitare nell’altro attenzione, considerazione; a volte anche giustificazione.

Un po’ come dire:”vedi? Non sto bene, ho questo e quest’altro. Donami la tua attenzione/presenza e giustificami”.

Allo stesso tempo, l’abitudine generale è smorzare sul nascere il “disguido” organico per non sentire proprio quel disagio che si è proclamato.

Riassumendo:

LAMENTELA, IDENTIFICAZIONE + STRONCAMENTO DEL SINTOMO.

Lo so, non riguarda tutti, e meno male, evviva!, E sono felice che non tutti siano così.

Grazie per non essere così!

Ma molti lo sono. Li conoscete anche voi. Eccome se li conoscete!.

Tecnicamente li chiamano “vampiri energetici” e, siccome sono proprio così, sono spesso afflitti da acciacchi, dolori e chissà cos’altro.

Attenzione, non parlo certo di coloro che, ammalati, lo sono davvero a cui va il mio pensiero e comprensione (ma…perché si sono ammalati?…).

Parlo di tutt’altra categoria. E avete ben capito di quale.

Ho scritto questo articolo “spinoso” perché mi preme darvi qualche strumento in più per capire e non lasciarvi senza “protezione” nei confronti di questo “gioco” malsano.

Perché lo conosco bene?

Beh come in tutti i settori sanitari, ho a che fare con certe categorie che, questo è bello,ad un certo punto chiedono aiuto; hanno bisogno di essere reindirizzati perché, davvero, non stanno bene. E hanno bisogno di essere ascoltati. Hanno bisogno di capire. Hanno bisogno di arrivare al bandolo della matassa che li ha portati nella direzione sbagliata. E chissà da quanto tempo stanno così; quando è partito il processo.

Ed è bella la loro richiesta di aiuto. Vuol dire che sono nella giusta direzione. Che hanno capito che così non funzione. Che la malattia “rifugio” nuoce e basta.

E qui sta il punto: IL SINOTMO NON E’ UN CASTIGO e neppure un’etichetta personale.

IL SINTOMO E’ UN’INFORMAZIONE del corpo-mente che va correttamente decodificata, e risolta, per quella che è.

NON RIMOSSA E BASTA.

Rimuovere fa star bene al momento (il farmaco davvero “spegne” i centri del dolore e va bene al momento), tu non senti più, ma il tuo corpo (quindi l’infiammazione o qualsiasi altra cosa ha scatenato il male) è ancora lì; presente!. E lavora contro.

Fa niente se tu non senti; la causa, la richiesta di aiuto che il corpo lancia rimane inascoltata.

E siccome il campanello di allarme non è stato ascoltato/accolto/risolto, scatta la sirena.

Quella che fa un rumore assordante. Perché deve richiamarti affinché tu possa adeguatamente rispondere.

Non lo fai ancora perché ti sei imbottito di altri farmaci? Allora arriva, arriva la malattia. Conclamata. Con il tempo, dopo altri, tanti avvisi. Dopo molti tentativi di autoriparazione e autogestione corporea. Se persisti a non modificare la causa ossia ciò che davvero ha provocato il sintomo/dolore che non se ne va, non molla, ad un certo punto arriva la malattia. Prima in forma lieve, poi franca, poi cronica.

La sequenza è questa. Sempre.

L’organismo ha solo una strategia di comunicazione, ed è il modo in cui ti senti.

Ogni calo, ogni interferenza energetica (fisica o mentale o fisico-mentale) si traduce in uno squilibrio che, se non adeguatamente riallineato, produce un effetto sensoriale che si chiama sintomo. Anche blando, attutito, ma reale! Palpabile.

Ecco, a questo livello, va subito intercettato, accolto e adeguatamente gestito.

Subito, non dopo.

Non dopo, quando diventa più forte che non lo puoi sopportare e allora prendi il farmaco. Subito. Se è subito è più facile da risolvere.

L’autoriparazione organica è incredibile, misconosciuta e potente. Ma serve capire perché.

Tutto il mondo fisico si fonda sull’energia che abita gli esseri animati e inanimati. La chimica, la fisica, la biologia e tutte le scienze umane e della terra basano i loro dettami sull’energia; la forza vitale che governa gli atomi con gli elettroni i protoni e i neutroni.

E’ una sorta di “danza” ad onde che risuona in ogni dove e rispecchia la vita, fa la vita, governa e protegge la vita.

La disarmonia stona ritmo e musica nella danza; stride nel processo atomico e rimbalza contro gli armonici campi energetici che ci abitano e orchestrano le leggi della Natura.

Sii fiero della tua armonia non dei tuoi mali.

Fai a gara per enunciare tutto quello che va bene, non quello che non ti piace e non accetti.

Sii il paladino dell’energia della vita non di quella che fa sbadigliare e confonde.

Offri la tua coerenza e la tua voglia di esprimere la danza dell’energia vitale; abbandona la tentazione di farti ascoltare “perché capitano tutte a te”.

Non trascurare il bello che sei e che puoi diventare; hai in embrione il potenziale di quello che veramente sei e non ha il nome di una malattia.

Fregatene di chi ti dice che la realtà è dura e che non puoi fare nulla per cambiarla e che le cose brutte capitano a tutti. E’ così se credi davvero che, quella, è la sorte che ti spetta.

Non permettere a nessun vampiro di svuotare la tua energia e la tua capacità di vivere il momento che hai sempre cercato.

Prenditi cura dei tuoi atomi, molecole, organi, tessuti, danzando quell’energia che ti abita e ti bussa dentro. Entra in risonanza. Vibrando al ritmo della salute, del benessere. Della Vita. Ossia di quello che sei. E dillo anche agli altri.

E’ così che VA TUTTO BENE

Il resto è storia.

Chiacchiere da bar o da ufficio.

Vi aspetto. La prossima settimana Io ci sarò.

Grazie

Valentina Cutri

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